Fra le varie attivita svolte da Archimede ve ne erano alcune legate direttamente o indirettamente al suo lavoro altre invece che spaziavano in vari campi come la falegnameria, la meccanica, l'idraulica, l'agricoltura che erano i suoi hobby.
Non esistevano per lui ore di ozio.
Nel periodo in cui era stato sottufficiale (si era negli anni '50) aveva avuto la fortuna di essere assegnato ad un laboratorio di precisione presso il Ministero della Difesa a Roma e li aveva conseguito la specializzazione in elettronica.
In un laboratorio di precisione si impara che per tenersi aggiornato non basta la pratica ma occorre continuare a studiare e lui ha sempre studiato.
Fra i vari hobby di Archimede c'e stata anche l'apicoltura. Avevamo un oliveto a Bisceglie e poiche erano stati spiantati piu di 200 alberi di mandorlo divenuti vecchi, decidemmo di piantare in quei vuoti i ciliegi che in Puglia producono ciliege di ottima qualita. Inoltre avevamo recintato il fondo con una siepe di rosmarino il cui fiore e visitato dalle api.
La prima preoccupazione fu quella di capire dove poter comprare le api. Un amico, professore universitario e apicoltore nel tempo libero, gli dette le istruzioni necessarie per incominciare e gli promise di regalargli uno sciame appena disponibile.
Quindi Archimede compro un'arnia, dipinse di azzurro la facciata avendo appreso che e il colore preferito dalle api, preparo i telaini con i fogli di cera su cui le api avrebbero costruito le loro celle.
La nostra emozione fu grande nel vedere quella popolazione costituita da circa 15.000 api aggrappate le une alle altre pendere da un ramo. Non avevamo mai visto nulla di simile.
Il professore depose l'arnia a terra e con l'affumicatore comincio a spingere le api verso l'arnia. L'operazione richiese molta pazienza perche le api non volevano allontanarsi dallo sciame e si concluse dopo circa un'ora quando finalmente si riusci a far entrare nell'arnia l'ape regina.
In quel momento tutte le api corsero verso la loro nuova casa e si spingevano l'una con l'altra quasi come in una gara in cui ognuna cercava di arrivare prima. Nessuna voleva stare lontana dalla madre.
Archimede sistemo l'arnia nella zona che sarebbe diventata l'apiario, aggiunse i telaini e si sedette a qualche metro di distanza per osservare l'andirivieni delle api.
Eravamo tutti incuriositi e devo dire che la loro presenza cambio alcune nostre abitudini: tutti noi, compresi i bambini, ci muovevamo con calma e senza urlare per non recare disturbo al lavoro delle api. Insomma noi ci adattammo alle api e le api si adattarono a noi.
Una sera assistemmo all'ingresso nell'arnia di una grossa farfalla conosciuta col nome di "sfinge testa di morto". Quando andammo a verificare cosa era successo la trovammo morta e imbalsamata con il propoli perche le api, non potendo portarla fuori, mummificandola evitano la sua putrefazione.
Fu per noi una grande scoperta. Cominciammo a pensare che le api sono intelligenti cosi come lo era il nostro pastore tedesco e il nostro gatto siamese che aveva imparato a giocare a nascondino con i bimbi.
Garantita la continuita della famiglia, le api cominciarono a riempire il magazzino e a fare scorte di miele per l'inverno. Finalmente arrivo il momento tanto atteso della raccolta del miele.
Archimede compro una piccola centrifuga a manovella perche nel nostro oliveto non era ancora arrivata la corrente elettrica. Quindi, lui baldanzoso, a dorso nudo e pantaloncini corti, con l'affumicatore in mano, io, piu timorosa, riparata da tuta e maschera, aprimmo l'arnia e prelevammo i nove telaini pieni di miele.
Li mettemmo in centrifuga e con grande soddisfazione vedemmo schizzare fuori dalle celle quella delizia che si chiama miele. Il suo profumo ci inebriava mentre i bambini esaltati vi immergevano le dita per assaggiarlo facendo intorno un chiasso indiavolato.
Archimede verso il miele filtrato nei vasetti precedentemente sterilizzati e li dispose in fila nella nostra dispensa. La provvista delle api era diventata la nostra provvista.
Non abbiamo mai piu mangiato il miele con tanto gusto come allora. E' una sensazione che puo immaginare solo chi l'ha provata.
Dalle nostre arnie si raccoglievano complessivamente circa 20 kg di miele all'anno che destinavamo a strenne di Natale. Archimede riempiva alcuni scatoloni con le mandorle da noi prodotte ed in mezzo vi poneva un grosso barattolo di miele. Quindi li adornava con un bel fiocco rosso e li regalava a parenti e amici.
Purtroppo un giorno ci giunse la notizia che dall'Est asiatico stava inesorabilmente avanzando un acaro noto col nome di "varroa" che decimava gli alveari. La larva dell'acaro si nutre della linfa della larva dell'ape per cui in breve tempo tutta la covata viene distrutta.
Ricordo bene il giorno in cui Archimede ritorno a casa scuro in volto perche le nostre api erano state vinte dalla varroa e le famiglie si erano estinte.
Anche la nostra famiglia subiva dei mutamenti. I figli erano divenuti adulti ed uno ad uno andavano a vivere nel nord dell'Italia per motivi di studio o di lavoro. In campagna la manodopera specializzata scarseggiava ed era sempre piu difficile reperirla.
Il contadino che per anni ci aveva dato una mano nella cura dell'oliveto, ormai in pensione, parlava di ritirarsi per sempre dal lavoro, per cui a malincuore Archimede decise di vendere il fondo ponendo definitivamente la parola fine a questo hobby che lo aveva tenuto impegnato per oltre vent'anni.
Teresa Salvemini
2009